Tags

, , , ,

500mila euro l’anno (dal 2007 al 2009), maggiorati di circa 200mila euro di interessi per un totale di 1 milione e 700 mila euro. Questa la richiesta presentata dalla Chiesa Cattolica ai giudici tedeschi per l’asserita evasione di Luca Toni dai suoi doveri di fedele cattolico ai tempi in cui militava nelle file del Bayern Monaco.

Sembrerà assurdo, ma in realtà la Chiesa Cattolica da questa storia ne uscirà presumibilmente vincitrice, perché in Germania l’appartenenza ad una religione non è qualcosa da spendersi solo durante le festività comandate o per regalarsi un matrimonio secondo la tradizione, bensì un reale status di appartenenza in base al quale la Chiesa tedesca può imporre il pagamento di una specifica imposta, la Kir­chen­steuer.

A differenza dell’8×1000, che richiede la scelta – seppur secondo uno schema alquanto truffaldino – se destinare o meno una quota delle proprie tasse ad un ente religioso, la Kir­chen­steuer tedesca si basa direttamente sull’eventuale appartenenza del cittadino ad una comunità religiosa, così come registrato all’anagrafe civile.

Risulta così che tutti i battezzati residenti in Germania – quindi anche i cattolici stranieri che si trovino per motivi di lavoro sul territorio tedesco – siano di per sé qualificati come cattolici e per tale motivo soggetti al pagamento della Kirchensteuer, il cui importo varia tra l’8 e il 9% del proprio reddito.

Per coloro che volessero sottrarsi al pagamento, l’unico modo per sfuggire agli esattori ecclesiastici sembra essere lo sbattezzo”, ossia la formale dichiarazione resa all’anagrafe civile in cui si afferma di non voler essere qualificati come cattolici.

A tal proposito però i vescovi tedeschi sono stati chiari: chi deciderà di sottrarsi dal pagamento dell’imposta non potrà avere accesso ai sacramenti durante la messa e alle funzioni dei funerali, potendo peraltro essere scomunicato dalle stesse gerarchie ecclesiastiche. Il concetto appare semplice: “No money? No party!”.

Partito Radicale - ph. Toscani