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“Lo studente che si assicura la solitudine e l’agio desiderati, scansando sistematicamente ogni lavoro necessario all’uomo, non ottiene che un agio ignobile e senza profitto alcuno, in quanto si autodefroda della esperienza che è la sola che può rendergli fruttuosa l’agiatezza. «Ma» si potrebbe dire «non vuol mica dire con questo che gli studenti dovrebbero andare a lavorare con le mani invece che con la testa?» Non intendo proprio questo ma qualcosa che si potrebbe ritenere molto simile; cioè che essi non dovrebbero giocare alla vita o solamente studiarla, mentre la comunità li mantiene per questo passatempo dispendiososo, ma viverla sinceramente dal principio alla fine. I giovani, come meglio potrebbero imparare a vivere se non cominciando subito a sperimentare la vita? Credo che ciò eserciterebbe la loro mente quanto la matematica. Se desiderassi che un ragazzo sapesse qualcosa delle scienze de delle arti, per fare un esempio, io non seguirei la comune prassi di mandarlo solo da qualche professore dove si insegna e si pratica di tutto meno l’arte della vita; né lo manderei a osservare il mondo attraverso un microscopio o un telescopio e mai con i propri occhi naturali; né a studiare chimica e non sapere come è fatto il suo pane, o meccanica e non apprendere come quel pane lo si guadagna; né ancora a scoprire nuovi satelliti di Nettuno e non discernere la pagliuzza che ha nell’occhio e non sapere di che vagabondo lui stesso sia satellite; né lo manderei a farsi divorare dai microbi che gli sciamano attorno magari proprio mentre lui sta contemplando i mostri di una goccia d’aceto. Chi avrebbe compiuto maggior progresso, alla fine del mese: il ragazzo che s’è fatto il coltello a serramanico con il minerale che lui stesso ha scavato e fuso, leggendo ciò che gli era necessario a tale scopo, o quell’altro ragazzo che in quel tempo ha seguito le lezioni di metallurgia all’istituto, e che ha ricevuto da suo padre un temperino modello Rogers? chi dei due è più probabile si tagli le dita?

Quello che ho detto dei nostri colleges è applicabile anche alle cento «novità moderne»; in esse c’è sempre una parte d’illusione, e non sempre un progresso effettivo. Esse tendono a essere graziosi giocattoli che distraggono la nostra attenzione dalle cose serie. Sono mezzi progrediti diretti a un fine non ancora progredito – fine troppo facile da conseguirsi. Dopotutto, non è detto che chi ha un cavallo che fa un miglio al minuto debba portare i messaggi più importanti.”

Henry D. Thoreau, Walden ovvero Vita nei Boschi, BUR Rizzoli