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– Fannullone! – urlava Marc Tarabella, europarlamentare belga di origine italiana, riferendosi al “collega” Matteo Salvini, parlamentare (poi decaduto), europarlamentare e da qualche settimana segretario della Lega Nord.

– Cazzate! – le ha definite Salvini e in un certo senso non ha sbagliato. Perché questo è per l’Italia l’Europa, una cazzata, spauracchio di ogni male, causa della crisi, longa manus di banche e tecnocrati, della globalizzazione, dell’invasività dei giudici europei che ci dicono cosa possiamo o non possiamo fare. Eppure è proprio in Europa che si decidono le politiche monetarie ed economiche di tutto il continente, è grazie all’attenzione delle istituzioni europee che si sono sviluppate nel nostro paese le politiche a tutela dei consumatori, del libero scambio delle merci che hanno aperto e facilitato i commerci con gli altri 26 paesi europei, che si è ridata attenzione ai temi ambientali e allo sviluppo sostenibile, è infine grazie ai giudici europei che in Italia si ha ancora un minimo di controllo sul rispetto dei diritti umani.

In questo il nostro paese vive una vera crisi di rappresentatività, non nell’alto numero e nei lauti stipendi parlamentari “romani”, bensì nel fatto che man mano che l’Europa ha assunto sempre maggiore importanza nelle nostre vite, l’Italia si è ritirata dalle sue istituzioni. A Bruxelles sono finiti i trombati della politica nazionale, da Iva Zanicchi a Clemente Mastella, passando per Mario Borghezio, politici nostrani inviati nelle istituzioni internazionali, spesso senza particolari conoscenze delle altre lingue europee o propensione alcuna per lo sviluppo di progetti e proposte per l’Unione.

In questo l’Italia vive il suo grande paradosso: da un lato si denuncia una classe politica sorda alle istanze dei cittadini, dall’altro si pretende la riduzione del numero degli eletti e quindi una minore rappresentatività nelle istituzioni stesse. Da un lato si bolla come troppo invasiva l’azione delle istituzioni europee, dall’altro a Bruxelles ci si fa rappresentare dalla politica più inesperta e impreparata alle dinamiche internazionali.

Tra il 22 e 25 maggio si terrà l’ottava elezione del Parlamento Europeo, a cui parteciperà per la prima volta anche la Croazia. A qualche mese di distanza da questo appuntamento partiti, media, l’intero paese tace. Nessun dibattito, se non quello annoso sull’ennesima legge elettorale che non accontenterà nessuno, né eletti né elettori, configurandosi come la porcata bis. Eppure appare chiaro che non sarà un sistema rispetto ad un altro a garantire il cambiamento, servirebbe un grande dibattito, un dibattito condiviso su che direzione dare alle nostre istituzioni e a quelle europee. Servirebbero competenze e conoscenze delle istituzioni e del loro funzionamento, qualità che i nostri rappresentanti, così come gran parte della tanto decantata società civile, non sembrano possedere. Servirebbe un impegno, una sete di conoscenza, uno sforzo che investa tutti, in primis chi gli eletti li sceglie. Ma in questo sì, siamo dei fannulloni.