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"Questa protesta non è contro la nazionale di calcio, ma contro la corruzione" #ilgigantesièsvegliato

“Questa protesta non è contro la nazionale di calcio, ma contro la corruzione” #ilgigantesièsvegliato

Ci provarono con Roma, con l’ex sindaco Alemanno in testa, ma fortunatamente alla Presidenza del Consiglio c’era Mario Monti, l’uomo dei miracoli disattesi ma che almeno un compito lo portò a casa: evitare gli ennesimi sprechi pubblici. Perché di questo si tratta quando si ambisce ad organizzare un evento come le Olimpiadi. In un precedente post già avevo raccolto qualche dato sulle precedenti edizioni olimpiche, dal caso greco in cui il Governo di Atene pur avendo preventivato una spesa di 4,6 miliardi di euro finì con lo spenderne ben 9 (spese per le infrastrutture escluse), contribuendo a far raggiungere un deficit di bilancio per il paese del 5,3%, fino ai mondiali di nuoto del 2009 (a Roma), spesa preventivata 60 milioni, spesa effettiva raggiunti 600 milioni di euro, a cui si aggiunse la beffa di non aver neanche realizzato completamente la cittadina del nuoto che sarebbe dovuta rimanere alla città in eredità dall’evento. Insomma, un fiasco totale.

Nel frattempo è arrivato alle cronache anche l’emblematico caso brasiliano, dove l’ex Presidente Lula, prima di passare le consegne all’attuale Presidente Roussef, si assicurò contemporaneamente l’organizzazione di Mondiali di Calcio 2014 e Olimpiadi 2016, riuscendo nella non facile impresa di risvegliare il c.d. Gigante Brasileiro, decine e decine di milioni di persone scese in piazza unite nella protesta contro le spese pazze (e la dilagante corruzione) che il Brasile dovrà affrontare per ospitare le due manifestazioni. La stima attuale per la costruzione dei soli stadi di calcio per i prossimi mondiali è di 7 miliardi di reais, pari a oltre 2 miliardi di euro, a cui dovranno aggiungersi tutte le altre voci di spesa che porteranno il Brasile a spendere, secondo alcuni, tanto quanto le ultime 3 olimpiadi messe insieme. Il Brasile però, si potrà dire, è un paese in forte crescita, in grado di attirare grandi capitali esteri e che proprio attraverso questi impegni potrà mostrarsi al mondo sotto una nuova luce, quale nuova potenza politica ed economica. E’ un paese fortemente arretrato a livello infrastrutturale, non dispone ad esempio di una rete ferroviaria, mentre la rete autostradale esiste ma a seconda della regione è più o meno sviluppata e curata. Organizzare eventi come questi potrebbe essere l’occasione per modernizzare il paese, o almeno così afferma la classe politica brasiliana. Pur ammettendo tutto questo, pur sorvolando sull’enorme quantità di denaro che il governo brasiliano spenderà nei prossimi anni al posto di investire, ad esempio, aumentando e assicurando un sistema di tutele universale ai propri cittadini, molti dei quali ancora vivono intrappolati in regioni caratterizzate da tassi di povertà estrema, possiamo dire lo stesso del nostro paese? Non solo ce lo sconsigliano i conti, dato che possiamo vantare il secondo debito pubblico europeo dopo la Grecia, con un invidiabile tasso del 130%, ma ce lo dice anche l’Olaf, meglio conosciuta come Agenzia Antrifrode Europea: dei 120 miliardi che la Commissione UE stima siano sottratti ogni anno all’economia continentale dalle tangenti, metà è di nostra competenza.

Nel paese dei paradossi, dove riescono a convivere Alta Velocità, il decennale progetto per un Ponte sullo Stretto di Messina e l’eterno cantiere della Salerno-Reggio Calabria, possiamo davvero pensare che ospitare le Olimpiadi sia un’occasione? Davvero siamo ancora così miopi da sperare che il volano per l’economia possa arrivare attraverso la mano pubblica, aprendo i rubinetti delle casse statali a favore di impresari amici? Davvero le Olimpiadi in Italia – come dice Letta – sono un obiettivo alla nostra portata tanto quanto la ripresa? Vedendo i dati su economia, pressione fiscale e i tassi di fallimenti in Italia la ripresa non mi pare proprio così alla nostra portata. Che non lo siano anche le Olimpiadi?