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terra fuochi

6000 metri quadrati di scorie velenose e tossiche a ridosso di serre agricole coltivate, i cui prodotti sono poi diretti nei supermercati, nelle aziende che li utilizzano per produrre sughi e passate di pomodoro, piatti pronti, condimenti e così via. Bidoni tossici, tracce di amianto sbriciolato, traversine ferroviarie accompagnati da tracce di recenti roghi accesi per cancellare (come se bastasse bruciare i rifiuti per farne sparire la pericolosità!) le prove dello smaltimento abusivo.

 

In un’Europa sorda alle istanze volte a sottolineare l’importanza della tracciabilità dei prodotti, in un’Italia che celebra la genuinità dei suoi prodotti a suon di certificazioni BIO-DOP-DOC, le organizzazioni criminali e una parte di compiacente (e/o ignorante) classe politica locale consente la distruzione del nostro più grande patrimonio: il territorio. Territorio inteso come natura, biodiversità, conservazione delle specie animali e naturali, preservazione dall’inquinamento di acqua, aria e terra. Finché non si comprenderà l’estrema e articolata interconnessione tra l’inquinamento e la nostra vita questo scempio non avrà fine. In un sistema in cui è sempre e comunque il mercato a farla da padrone, non attendiamoci risposte pronte e sicure dalle istituzioni. Il miglior modo per cambiare le cose è il consumo intelligente, favorendo sistemi ad esempio quale il chilometro zero, acquistando direttamente dal produttore di fiducia che al contempo riduce anche l’inutile, costoso e inquinante trasporto di prodotti ortofrutticoli da una parte all’altra del paese.

 

Siamo ciò che mangiamo, asseriva Feuerbach. Vedendo da dove arrivano alcuni nostri prodotti, pare che siamo delle scorie tossiche.