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little Italy

Strano paese il nostro. Un paese in cui se nasci da genitori stranieri non importa se cresci, studi, parli e ti senti italiano, per la legge sei e rimani uno straniero. Un paese in cui un immigrato che vive, lavora e paga le tasse deve aspettare 10 anni per poter presentare domanda per diventare italiano, a cui se ne aggiungono almeno altri due per “ragioni burocratiche”. Un paese in cui agli immigrati vengono lasciati i doveri, per i diritti se ne riparlerà, in primis del diritto di voto.

Nel 2001 finalmente qualcuno si accorge che così non va, il voto non può essere prerogativa dei soli italiani residenti, finalmente si propone di estendere la platea dei votanti. Peccato che i destinatari dell’atto non siano tanto coloro che nel nostro paese ci vivono, bensì gli italiani residenti all’estero. Evidentemente Tremaglia, il defunto autore della legge 459/2001, aveva un concetto di democrazia più romantico del mio. Per lui essere italiani doveva essere una questione di sangue, poco importa se magari vivi da 30 anni in Brasile o se la cittadinanza italiana la hai solo perché tuo bisnonno, a inizio Novecento, ha lasciato il paesello per imbarcarsi su una nave in cerca di fortuna. Non importa che tu in Italia ci sia stato solo in vacanza, che dell’italiano sappia qualche parola, che le tasse le paghi in un altro paese, nel quale magari puoi pure votare. Ora, che l’Italia sia un paese di emigranti è cosa nota. Forse però una legge come quella di Tremaglia avrebbe fatto comodo negli anni ’50, quando ancora tanti italiani emigravano all’estero lasciando la famiglia in Italia, a cui mensilmente mandavano i risparmi frutto di innumerevoli sacrifici. Quegli italiani che finivano in Olanda, Francia, Germania, Inghilterra a fare quei lavori che i locali non volevano fare, italiani che se ne andavano per necessità ma che progettavano il ritorno in Italia appena ne avessero avuto l’occasione. Erano tempi diversi, era un’Italia diversa. Quello che sorprende però è che ci si sia ricordati di tutti questi italiani nel 2001, quando l’Italia da terra di emigrazione era ormai diventata terra di immigrazione.

Il 24 e 25 febbraio 2013 in Italia si voteranno le elezioni politiche. 52 milioni di elettori stabiliranno chi governerà il nostro paese per i prossimi 5 anni. Di questi, 650 mila vivono in Argentina, 630 mila in Germania, 536 mila in Svizzera, 229 mila in Brasile, in totale fanno oltre 4 milioni di voti di “italiani residenti all’estero” che eleggeranno 6 senatori e 12 deputati. Nel 2011 gli stranieri residenti in Italia erano 4.570.317, anche a loro, così come ai 25 mila studenti universitari impegnati in scambi internazionali, toccherà il ruolo di osservatori impotenti alle prossime elezioni. Io, che sarò impegnato in uno scambio universitario in Brasile, sarò uno di loro. Non mi resta che sperare che gli italo-stranieri votino bene.