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VOTA PARTITO RADICALE

Numerose sono state le condivisioni, i commenti, gli apprezzamenti, ma non sono mancate anche le critiche ai 10 motivi per non raccogliere le firme a sostegno della Lista di Scopo “Amnistia, Giustizia, Libertà”. Un gran polverone si è levato attorno a quei punti, alcuni più seri di altri, in cui numerosi militanti sembrano ritrovarsi con me nella critica levata alla gestione di quest’ultima fase pre-elettorale, ma non solo.

Al post sono seguiti interventi di numerosi militanti, così come di associazioni territoriali, tra queste l’Associazione Veneto Radicale che ha annunciato la sua decisione di non partecipare alla raccolta firme a causa dei ristretti tempi a disposizione dei militanti.

Per quanto condivida ciò che il Segretario Martellone ha scritto alla dirigenza romana, mi sento di dover precisare come a mio avviso l’attenzione andrebbe posta più che sul mancato rispetto dei tempi per la presentazione delle liste elettorali, sul come si è arrivati all’idea stessa di presentarle.

Il fatto che la lista AGL sia nata dopo un congresso di Radicali Italiani nel quale il tema elezioni è stato scansato completamente sul motto del non avere fretta, perché tanto non dipende da noi, necessariamente suscita delle questioni alle quali i dirigenti radicali avrebbero dovuto tempestivamente rispondere e motivare. Se non ricordo male ad una netta posizione iniziale contraria alle elezioni, è seguita la proposta (di Pannella per mezzo di twitter) di istituire delle liste con a simbolo la Rosa nel Pugno che riunissero un folto numero di forze, da quelle liberali fino a quelle ecologiste, ma si è infine arrivati ad una lista di scopo rivolta a personalità, che si ponesse come “unione laica delle forze” a sostegno dell’amnistia. La scelta della lista di scopo potrà essere condivisibile o meno, così l’aver rivolto l’appello alle sole personalità, ma un movimento che vorrebbe imporre al Paese i principi della trasparenza e della rappresentatività, avrebbe dovuto probabilmente agire seconda altre modalità, coinvolgendo ad esempio i propri iscritti e i propri organi (Comitato in primis) nella scelta su come prendere posizione nei confronti delle (antidemocratiche) elezioni. Pannella stesso aveva posto l’idea della lista con a simbolo la Rosa nel Pugno nei termini di una proposta, mi è sfuggito come essa sia di colpo diventata diktat per l’intero movimento. Il diritto a dissentire dovrebbe essere garantito a tutti, non solo ad alcuni. Se non ricordo male lo stesso fece Pannella qualche tempo fa quando, alla notizia che il Presidente Viale avrebbe votato Matteo Renzi alle Primarie del PD, reagì annunciando il suo mancato rinnovo dell’iscrizione a Radicali Italiani per il 2013, non sentendosi dallo stesso rappresentato. Si disse che i Radicali sono un autobus, si compra il biglietto e poi, quando si vuole, basta scendere.

Altro tasto dolente è la decennale separazione che intercorre tra il movimento politico (che dall’ultimo congresso ha rinunciato per statuto a candidarsi come soggetto elettorale) e l’organo elettorale. Si è creato un costoso (200 euro!), seppur democratico, mostro politico al quale di volta in volta viene affiancata una nuova lista elettorale il cui simbolo, programma, candidati e collocazione politica vengono scelti da un ristretto gruppo di persone più o meno conosciute. Sullo stesso principio avviene la gestione dei denari, rimborso elettorale alla lista, autofinanziamento e spese negli anni al movimento. Come può essere giustificata la posizione radicale contraria al finanziamento pubblico con una gestione non trasparente degli stessi fondi? Dove sono reperibili i dati completi sugli incassi da rimborso elettorale e sulle successive spese? La risposta è sempre stata quella di aver speso i soldi in campagne politiche, garantendo i fondi necessari a Radio Radicale, alcune volte addirittura restituendo i denari ai cittadini, ma di tutte queste decisioni sarebbe buona cosa che fosse il movimento a deliberarne la destinazione e che ciò avvenisse nella totale trasparenza.

La stessa Galassia Radicale vive oggi una grande difficoltà, incapace di rendersi riconoscibile ai cittadini come un unicum e vittima di un’aspirazione transnazionale mai compiuta, un’aspirazione che fatica a valicare i confini nazionali. Eppure i successi internazionali non mancano, dalla moratoria internazionale sulla pena di morte alla più recente sulle mutilazioni genitali femminili.

Riflettere su questi e altri temi appare sempre più doveroso, come suggeritoci anche da Demba Traoré, segretario del PRTNT, durante la sua visita al II Comitato Nazionale 2012 di Radicali Italiani, il quale invitò all’autocritica prima di incolpare il sistema per la scarsa attenzione verso le nostre battaglie, ci chiese di tornare ad interrogarci sul nostro apparire o meno agli occhi della (brava) gente come possibili portatori di verità. Ignorare la voce dei tanti militanti radicali che chiedono risposte alla dirigenza, magari liquidandoli come “militonti” o “radicali brava gente”, porterà solo a nuovi fraintendimenti, a mancati rinnovi, ad abbandoni, tutto ciò che dovremmo evitare proprio ora dove le singole forze diventano la linfa vitale per poter continuare a sperare di poter incidere, a livello nazionale ed internazionale.

Su questo e altro stiamo lavorando con l’Associazione Radicali Verona – Aldo Bianzino e con compagni di molte altre città per convocare un incontro per i primi di febbraio rivolto ai militanti sparsi sul territorio, un incontro che riunisca critiche, proposte, osservazioni per il futuro del nostro movimento. Anche da qui, dalla partecipazione, dal coinvolgimento degli iscritti, fisico o virtuale che sia, credo i Radicali debbano necessariamente ripartire.