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Non vorrei sembrare un anticasta, ma la proposta dell’On. Concia di far estendere il diritto all’assistenza sanitaria anche alla sua coniuge (Ricarda Trautmann, sposata in Germania) mi sembra un po’ l’ennesimo controsenso della politica italiana. Quello che non si può fare per i cittadini, lo si riserva agli eletti.

Il parlamento italiano, inteso nel suo complesso, costa più di quello tedesco, spagnolo, francese e inglese messi insieme. Mentre i cittadini continuano a subire tagli ai servizi e contemporaneamente si vedono aumentare il prelievo fiscale, dall’insediamento del Governo Monti, non è ancora arrivato (nonostante le timide promesse) un qualche taglio alle spese delle nostre Camere. Si dirà che in una manovra economica i tagli ai costi parlamentari rappresenterebbero una goccia nel mare, ma si ignora forse l’effetto psicologico che ciò rappresenterebbe. Sono ormai decenni che gli italiani assistono ad una classe politica lontana, autoreferenziale, avida. Un parlamento di cooptati che non deve rendere conto a nessuno, se non a chi li “ha messi lì”. Non certo i cittadini che spesso neanche conoscono gli eletti nelle proprie circoscrizioni. In un momento di crisi tagliare i costi degli sprechi parlamentari (basti pensare che uno stenografo parlamentare guadagna come il Re di Spagna) rappresenterebbe un forte messaggio alla cittadinanza, sarebbe mostrare l’esempio, dire che i tagli ci sono per tutti, specialmente per chi ha di più e che magari il suo tirare la cinghia significherà viaggiare in economy e non in first class, oppure rinunciare ad un rolex o ad una cartella di Mont Blanc. Sarebbe dare l’esempio, per l’appunto.

Così, mentre l’Italia rimane tra i pochissimi paesi europei (insieme a Bielorussia, Bulgaria, Cipro, Estonia, Georgia, Moldavia, Polonia e l’inseparabile Grecia) a non riconoscere le unioni civili tra omosessuali continuando così a negare l’esistenza di diritti a coppie gay e conviventi, come decide di dare l’esempio l’On. Concia? Ovviamente chiedendo l’estensione a sé e alla sua compagna di quei diritti che milioni di italiani omosessuali e conviventi non possono invocare perché non riconosciuti dalla legge. Niente si vuol togliere ai meriti dell’On. Concia per le sue campagna a favore del movimento LGBT, ma sarebbe bello se per una volta, anche da noi, i parlamentari non cercassero la scorciatoia in quanto eletti, ma si ricordassero di essere come noi, dei cittadini, sottoposti alla legge. Il rischio è che a forza di favoritismi, i parlamentari stessi finiscano con il dimenticarsi le esigenze dei cittadini che rappresentano. Vaglielo poi a ricordare alla Concia che mentre lei e la sua compagna si vedono garantiti i diritti di coppia, milioni di cittadini stanno ancora aspettando.