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Qualche giorno fa su questo blog e su quello dell’Associazione Radicali Verona è stata pubblicata una lettera aperta rivolta al Dott. Serpelloni, direttore del Dipartimento Politiche Antidroghe del Governo, in cui criticavo l’iniziativa di appendere sui monumenti di 14 città italiane uno striscione con scritto “Liberi dalle droghe e dalle mafie”, che secondo l’idea del DPA avrebbe dovuto svolgere un effetto dissuasivo e informativo nei confronti dei cittadini riguardo l’uso (e l’acquisto) di droghe. Poche ore dopo, direttamente dalla casella postale del Governo, ho ricevuto una lettera di risposta dello stesso Dott. Serpelloni, il quale con toni non certo pacati, criticava apertamente le mie dichiarazioni invitandomi ad abbandonare le ideologie in favore di un po’ più di realismo. Nonostante diversi giorni di attesa sfortunatamente non ho ricevuto dal Dott. Serpelloni il consenso a pubblicare la sua lettera, provvedo però a pubblicare la mia lettera di risposta alle sue critiche, nella speranza riparta in questo paese un serio dibattito sull’antiproibizionismo.

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Gentile Dott. Serpelloni,

La ringrazio per la Sua inaspettata risposta alla mia lettera pubblicata sul sito dell’Associazione Radicali Verona.

Se ben ricorda, abbiamo già avuto il piacere di conoscerci di persona circa un anno fa presso la stazione di Santa Lucia (Venezia) mentre era in compagnia dell’On. Giovanardi. L’occasione era la presentazione dello spot informativo antidroga presso il Festival del Cinema di Venezia. All’epoca discutemmo della questione antiproibizionista e ci lasciammo con il mio invito ad organizzare un incontro sul tema da tenersi a Verona, con la Sua promessa di prenderne parte come ospite, anche se poi non ricevetti alcuna risposta alle e-mail di invito che effettivamente Le inoltrai.

Ho letto con interesse le Sue obiezioni ma purtroppo non sono riuscito ad approfondire i testi da Lei inviatimi, provvederò sicuramente a farlo non appena ne avrò il tempo. Mi permetta però di risponderLe in merito alla Sua lettera di risposta, che poteva tranquillamente pubblicare in risposta all’articolo essendo io un convinto sostenitore del dibattito pubblico e trasparente, ma La ringrazio comunque per il Suo pensiero volto a rispettare la mia individualità e a non mettermi, secondo Lei, in pubblico imbarazzo. Riguardo al primo punto è vero, l’uso di sostanze stupefacenti è rubricato nel nostro ordinamento come “illecito amministrativo” ma è disciplinato in una maniera tale da rendere molto sottili i confini tra amministrativo e penale. L’autocoltivazione ne è un chiarissimo esempio. Quante invadenti perquisizioni presso abitazioni vi sono state nel nostro paese a seguito di riscontri della polizia postale in merito all’acquisto on-line di semi di canapa? Sono sicuro che ben conosce il caso di Andrea Trisciuoglio. A ciò si aggiunga il ritiro della patente in caso venga riscontrato il possesso di droghe, a prescindere dal riscontro di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Potrei andare avanti, ma mi limiterò a chiederLe se per Lei questo è sostanzialmente un regime di sanzioni amministrative. Perquisizioni in casa, restrizioni alla libertà (es. ritiro patente), controlli sanitari coatti a mio avviso configurano un sistema formalmente amministrativo, sostanzialmente penalistico. A questo si aggiunga che ancora in molti, tra i quali presumo anche Lei (ma mi dica se sbaglio), si battono ancora oggi per l’illegalità dell’uso di sostanze stupefacenti.

Non ho affermato che la Global Commission on Drugs fosse un organo delle Nazioni Unite, ma ammetto che dalla formulazione della mia dichiarazione potesse esservi un fraintendimento. Riconoscerà però il fatto che la stessa sia un Panel formato da figure di spicco internazionale, tra le quali Kofi Annan (già Segretario Generale delle Nazioni Unite), Asma Jahangir (già Relatrice Speciale delle Nazioni Unite), Thorvald Stonltenberg (ambasciatore norvegese presso le Nazioni Unite e dal 1990 Alto Comissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, poi nel 1993 nominato Rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la (ex) Jugoslavia), Javier Solana (Alto rappresentante per la Politica Estera e Sicurezza Comune), Maria Cattaui (già Segretario Generale della Camera di Commercio Internazionale), oltre a ex Presidenti, Ministri, parlamentari di diversi paesi delle 194 nazioni. Ora, il fatto che un Panel così importante fosse formato da persone che hanno operato o operano tuttora nell’ambito delle Nazioni Unite ricoprendo incarichi così importanti, converrà anche Lei che il legame con le Nazioni Unite stesse sia più che una mera impressione.

Sui tossicodipendenti come malati, non credo di arrivare così tardi. Innanzitutto per chi ha scelto di curarsi con la cannabis l’accesso effettivo alle cure è di fatto negato e anzi, deve spesso subire perquisizioni e controlli invadenti con conseguenze drammatiche sulla propria condizione di malati. Ancora, se avesse dubbi chieda a Andrea Trisciuoglio. Per quanto riguarda la loro condizione di malati e non criminali per i quali Lei dice di battersi da 30 anni, La invito a visitare le nostre patrie galere dove troverà decine di migliaia di tossicodipendenti, spesso finiti in galera proprio a causa delle norme proibizioniste.

Come Le dissi quel famoso giorno alla Stazione di Venezia, noi condividiamo una lotta con molti aspetti in comune, a differenziarci sono le modalità di operare. Io mi batto per la libertà delle persone, nella convinzione che allo Stato competa il ruolo di informare, prevenire e curare, ma non imporre con modalità così brutali stili di vita dettati spesso da ideologie e ignoranza sulle questioni concrete. La cannabis era legale in tutto il mondo fino a circa un secolo fa e venne messa poi al bando grazie al ruolo di potenti lobbies (farmaceutiche e industriali in primis) preoccupate più per per i loro affari che per la salute dei cittadini. Fu tramite una pressante campagna probizionista sui media e proprio attraverso gli Stati Uniti alle Nazioni Unite che riuscirono nel loro intento di imporre il bando al resto del pianeta. Io mi batto per l’antiproibizionismo pur non essendo un consumatore di droghe, ma perché come molti altri compagni radicali e cittadini di ogni schieramento diamo valore all’individualità delle persone, così come Beccaria scrisse nel suo “Dei delitti e delle pene” spiegando come le persone potessero essere paragonate a dei fluidi, possibili di essere incanalati e guidati ma non certo di essere fermati. Insomma, proibire le droghe significa solo girare lo sguardo, l’accesso alle sostanze (mi dispiace dirglielo perché so che crede veramente nella Sua battaglia trentennale) non è mai stato così facile ed economico (aggiungerei anche redditizio per le mafie). Regolamentare significherebbe far emergere alla luce del sole il marcio della criminalità, raccogliere tasse da spendere in prevenzione e strumenti volti a contenerne l’uso, favorire l’uso e la ricerca su piante come la cannabis, il cui utilizzo sarebbe straordinario in svariati ambiti.

La saluto con un invito ad una maggiore coerenza. Lei mi confessò a quel famoso binario che le due più grandi e devastanti droghe al mondo sono legali: nicotina e alcol. Il mio invito è a condurre, con il collega On. Giovanardi, la stessa intensa battaglia se davvero crede nel proibire. Messa al bando ora di tutte le sigarette e alcolici, chiusura di tutti gli stabilimenti produttivi di vini, birre, grappe, alcolici vari, sigarette, sigari, tabacchi di ogni sorte. Siate coerenti  al vostro stesso manuale che mi ha gentilmente inviato (“Perché no alla legalizzazione”), bandite le due grandi droghe che ogni anno uccidono decine di migliaia di persone per incidenti e malattie. Se ne avrete il coraggio, magari perderete il sostegno di quella maggioranza politica che oggi vi legittima e sostiene e che penserà che tutto ad un tratto vi siate impazziti credendo che alcol e tabacco siano delle droghe, ma posso dirLe che anche se ancor di più in disaccordo, otterrete il mio rispetto per la vostra caparbietà e coerenza.

La ringrazio per il Suo apprezzamento riguardo il mio impegno civile e Le faccio i miei complimenti per il “gruppo C” di Verona che ho visitato e provveduto a pubblicizzare tra i giovani nel mese di Dicembre 2011, impegnato in una campagna con l’Associazione Radicali Verona per l’informazione degli studenti delle scuole superiori riguardo i rischi dei rapporti sessuali non protetti.

AugurandoLe buon lavoro, Le porgo i miei più cordiali saluti.

Leonardo Johnson Scandola
Segretario Radicali Verona
Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani