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E’ Francois Hollande il nuovo Presidente francese, eletto all’Eliseo con il 51,9% di voti. Con la sua elezione la Francia sceglie il cambiamento, si lascia alle spalle la deludente esperienza del governo Sarkozy e si incammina lungo una strada di rinnovamento sulla base di un programma profondamente riformista.

Erano 17 anni che i francesi attendevano un presidente socialista e a Hollande va il merito di aver risollevato i destini del suo schieramento che dopo le vicende legate a  Strauss-Khan sembrava doversi nuovamente arrendere a Sarkozy.

Cosa si aspettano i francesi dal nuovo Presidente? Crescita, maggiore equità, stop alle politiche di austerity, nozze gay, eutanasia e voto agli stranieri. In questo sostanzialmente si può riassumere la proposta politica di Hollande, la cui elezione in molti credono finirà con l’influenzare gli equilibri politici di mezza Europa.

Hollande propone crescita, ma verrebbe da chiedergli cosa intenda con questo termine. Se l’auspicio è per una crescita agganciata al PIL, a nuove quote di mercato, ad una maggiore produzione, ad un modello datato che identifica la crescita dell’economia (reale o finanziaria che sia) con quella del benessere allora credo che difficilmente Hollande riuscirà ad imporre alla Francia un percorso del genere. Diverso, seppur più coraggioso, sarebbe invece inseguire un nuovo modello di crescita basato su maggiori diritti per i cittadini, su una maggiore tutela dell’ambiente e della salute, sulla messa in sicurezza del territorio, sull’investimento in nuove tecnologie e nella ricerca. Concepire un nuovo modello di crescita a cui si accompagni anche un miglioramento della qualità della vita, nella convinzione che i boom economici la Francia, così come il resto dell’Europa occidentale, se li è già giocati tutti, tra l’altro riuscendo pure ad indebitarsi durante quei periodi, anche se non ai disastrosi livelli dell’Italia. Quel tipo di crescita spetta oggi ai paesi in via di sviluppo, a Cina, India, Brasile in primis, paesi che via via vanno industrializzandosi e che certo non possono rappresentare il nostro modello di riscatto economico.

In secondo luogo, se da un lato non si può che plaudire alle proposte riformatrici dello schieramento socialista, dal diritto all’autodeterminazione di fronte ad una malattia incurabile, alla chiara volontà di introdurre il matrimonio tra persone dello stesso sesso, resta da capire come farà il neo eletto Presidente ad allentare la morsa fiscale di fronte ad un paese il cui debito pubblico è in netta crescita e che sta iniziando ad essere preso di mira anche dalle principali agenzie di rating. Hollande in particolare propone l’introduzione di un’aliquota del 45% per i redditi superiori ai 150.000 euro e un’aliquota del 75% per i redditi oltre il milione di euro, stimando così nuove entrate per 29 miliardi di euro. In realtà chiedere ai milionari francesi di versare in imposte i 3/4 dei loro guadagni non solo si presenta come un atto di iniquità che addossa a questi il risanamento dei conti dello stato, ma pone il rischio di ingenti trasferimenti di capitali verso l’estero e pratiche elusive volte a sfuggire alla nuova imposizione fiscale marchiata Francois Hollande. L’Italia ne è il chiaro esempio: chi fino ad oggi ha avuto la possibilità di evadere e/o eludere – imprenditori in particolare ma anche liberi professionisti, artigiani e autonomi vari – l’ha sempre fatto, combattendo così di fatto ogni tentativo governativo di “far piangere anche i ricchi”. A pagarne le conseguenze sono sempre stati i dipendenti, pubblici e privati, i quali sottostando al regime del sostituto d’imposta, si ritrovano tutte le imposte prelevate direttamente alla fonte, spesso senza neanche ben capire dove vadano a finire i propri soldi e in che quantità. Aspettarsi quindi di riempire le casse dello stato svuotando le tasche degli imprenditori francesi è una mossa pericolosa, soprattutto in un contesto globalizzato che permette di trasferire velocemente, spesso in maniera difficilmente rintracciabile, grosse quantità di denaro da un paese all’altro.

Alla luce del risultato francese e in previsione quindi delle politiche italiane del 2013, la speranza è di veder ricomparire in Italia una forza politica che, in nome di quella rosa che oggi i francesi innalzano al cielo, era riuscita a coniugare le libertà civili del socialismo con l’approccio economico tipico dell’area liberale, quel progetto che la Rosa nel Pugno sembrava aver per un periodo incarnato. Un progetto politico realmente alternativo in grado di riportare temi quali eutanasia, diritti LGBT, antiproibizionismo, revisione dei privilegi clericali, liberalizzazione delle professioni al centro del dibattito politico. Tutte proposte che i Radicali, spesso in solitaria, continuano oggi a portare avanti ma che forse necessitano dell’apporto di altre forze politiche per avere una maggiore forza e una diversa visibilità, creando così un nuovo soggetto in grado di porsi come reale alternativa per il paese. Un’alternativa vera, che non risponda ai problemi nazionali con la demagogia, una forza che non sia né di destra né di sinistra, collocazioni ormai obsolete e sinonimo di ideologie d’altri tempi, bensì proiettata all’Europa e alle istituzioni internazionali, uniche sedi necessarie per poter comprendere e risolvere le problematicità che investono il nostro paese e il resto del continente.

La certezza è una sola, non saranno certo i Casini, i Vendola o i Grillo ad incarnare questo progetto. Perché però non esserlo tu?