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Si insediava circa un mese fa, tra polemiche, celebrazioni di festa e e grandi aspettative il governo Monti, un governo di unità nazionale con il compito  di risollevare il nostro paese dall’assalto dei mercati finanziari e dal vortice del debito pubblico.

L’arrivo a Palazzo Chigi di Monti segnava così la crisi di un’intera classe politica, incapace di affrontare le grandi sfide politico economiche che si presentano al nostro Paese, ma al contempo ben felice di lasciare il lavoro sporco ad altri per paura di perdere consensi e poltrone.

I primi entusiasti del cambio al timone del Titanic Italia sembrano essere proprio i suoi passeggeri, ossia gli italiani che, nonostante la manovra lacrime e sangue del Governo Monti, ripongono ancora grande fiducia (sondaggio Digis del 15 dicembre da il gradimento al 56%) nell’esecutivo tecnico e in particolare nella persona di Mario Monti. Come dar loro torto? Il neo Presidente può vantare di aver studiato a Yale con un premio nobel (Tobin), di aver ricoperto per due volte la carica di Commissario Europeo riuscendo peraltro ad infliggere una multa da quasi 500 milioni alla Microsoft (sì la Microsoft) per abuso di posizione dominante, uno che diventato Presidente del Consiglio ha rinunciato al suo stipendio e viaggia per l’Italia in treno, uno così non può che meritare se non altro fiducia e rispetto.

D’altrocanto sono anni che la classe politica italiana si compone ai suoi vertici di persone dalle dubbie competenze e dai curriculum curiosi. Abbiamo avuto un ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, in grado di celebrare la scoperta internazionale sui neutrini con un comunicato stampa che rivendicava il contributo (di 45 milioni di euro) del ministero ad un fantomatico e inesistente tunnel tra Cern e Gran Sasso. Un ministro per lo sviluppo economico, Claudio Scajola, che accusato di tangenti riguardanti la compravendita della sua abitazione a Roma, a qualche passo dal Colosseo, proclamò la sua innocenza affermando di non sapere chi avesse pagato parte della sua casa, ma che in quanto innocente dichiarò comunque di volerla vendere e devolvere il ricavato in beneficenza! Una nomina poi che fece discutere fu quella di Mara Carfagna, chiamata a ricoprire il delicato ruolo di ministro per le pari opportunità e migliorare la condizione femminile in Italia, alla luce anche del Global Gender Gap Report, uno studio internazionale del World Economic Forum che misura il divario di genere nei vari paesi e che assegna l’Italia al 74° posto a livello internazionale. Il suo curriculum, a dimostrazione che le donne possono fare bene come gli uomini? Tra una laurea in giurisprudenza e il ruolo di responsabile del movimento delle donne di Forza Italia in Campania, vanta anche un 6° posto a Miss Italia, un calendario per Max, il ruolo di co-conduttrice a La domenica del villaggio e una dichiarazione di amore di Silvio Berlusconi durante la consegna dei Telegatti. Uno dei suoi primi disegni di legge? Carcere per chi esercita la prostituzione (definita dalla stessa un “fenomeno vergognoso”) e per i clienti. Si potrebbe andare avanti con i vari Bossi jr (conosciuto anche come il Trota), Cosentino, Minetti, Mussolini, ecc., personaggi che siedono nelle assemblee del nostro paese, ma dei cui meriti politici è facile dubitare. Certo, con una legge elettorale che non permette le preferenze, l’arte di piazzare gli amici non è diventata poi così difficile.

Questo paese potrà – speriamo – essere portato in salvo da un governo di tecnici, ma non c’è errore più grande di pensare che i tecnici possano rappresentare cura e soluzione ai problemi. Certo, avere finalmente qualcuno che ne capisce di economia, finanza, lavoro, welfare e così via può senz’altro giovare e far piacere, ma la politica ha necessariamente bisogno di scelte politiche espressione di una volontà popolare.

Come può decidere un tecnico sul fine vita? Diritto individuale e libera scelta del singolo o semplice omicidio legalizzato? E sulla politica estera? Può un tecnico decidere se ha senso proseguire l’integrazione verso un esercito europeo e il conseguente smantellamento di quelli nazionali? La lista delle questioni dubbie, incerte, che necessitano di approfondimenti è lunga. Basti pensare ai temi legati alla laicità (ICI per la Chiesa ne è solo un esempio), alla legalizzazione della prostituzione e delle droghe leggere, all’immigrazione e ai diritti dei migranti. Come si pongono i tecnici su questi argomenti? Che linee e idee porteranno avanti?

L’arte di governare la società, la politica – purtroppo o fortunatamente – non si riduce ad una serie di bilanci fatti di tagli e tasse. Decidere in democrazia significa necessariamente fare delle scelte, da una parte o dall’altra, scelte che richiedono coscienza, dibattito, rappresentanza. Per questo l’Italia ha necessariamente bisogno di una svolta democratica. Una nuova legge elettorale che metta al centro la persona e non il partito potrebbe rappresentare il primo passo in questa direzione. Oggi capita che gli italiani non sappiano neanche chi sia stato eletto con i loro voti. A chi chiedere conto quindi per le decisioni prese in Parlamento? La vera democrazia rappresentativa esige che in Parlamento siedano i rappresentanti, soggetti in grado di portare avanti le istanze dei cittadini e dei territori, non degli eletti autoreferenziali nominati dai partiti.

Che i tecnici siano la cura, ma per piacere, lasciamo a chi la politica la fa veramente, a chi non ha paura di rispondere delle proprie scelte, il governo della res publica.