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A partire da questa sera, 25 giugno e sino a mercoledì 27, campeggerà su Palazzo Barbieri, sede del Comune di Verona, uno striscione con la scritta “Liberi dalle droghe e dalle mafie”, iniziativa che coinvolge 14 città italiane per la giornata mondiale alla lotta al consumo e al traffico di droga.

Il Dott. Serpelloni – capo del Dipartimento Politiche Antidroga – afferma che “Vivere nella legalità e, ancora prima, nel principio dell’onestà e della coerenza dei propri comportamenti, lontano e contro tutte le organizzazioni mafiose, è un messaggio che le giovani generazioni dovrebbero sempre tenere ben presente, soprattutto nel momento in cui qualcuno di loro fosse tentato di acquistare sostanze stupefacenti. I giovani in particolare, ma anche i non più giovani, devono ricordare che anche un solo euro speso per la droga finisce nelle mani delle mafie, finanziando quindi le loro violenze, le loro sopraffazioni e le altre organizzazioni dedite al terrorismo e alla destabilizzazione degli stati democratici.”

Al Dott. Serpelloni viene da chiedere due cose:

1) Ricorda che nel 1993 gli italiani votarono con un referendum abrogativo l’abrogazione delle pene per la detenzione ad uso personale delle droghe leggere?

2) E’ al corrente che la Commissione globale per la politica sulla droga (composta da politici, artisti, premi Nobel ed ex presidenti) ha recentemente sancito in un suo rapporto il fallimento delle politiche proibizioniste e auspicato l’introduzione di politiche volte alla legalizzazione?

Legalizzare significherebbe far emergere l’illegalità, chiudere il rubinetto di denari che rifornisce giornalmente le mafie rendendole impossibili da contrastare, svuotare le carceri sovraffollate, creare nuovi posti di lavoro rilanciando l’economia, attirare turismo, raccogliere nuove tasse e investire in prevenzione e non in proibizione.

Un primo passo in questa direzione lo si potrebbe già fare legalizzando l’autocoltivazione di cannabis, soluzione che consentirebbe ai consumatori di di rompere così il monopolio delle mafie. Se davvero vogliamo pensare ai giovani, forse è ora di iniziare a trattare i tossicodipendenti come malati, non certo come criminali. Nessun regime proibizionista ha mai vinto la lotta alla droga, se qualcuno avesse dubbi basta chiedere agli Stati Uniti e ad Al Capone.

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